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La Dirindina di D.Scarlatti

Archivio > 2005

farsetta per musica in due parti di Domenico Scarlatti
su libretto di Girolamo Gigli

cast :

Don Carissimo (baritono) - Guido Trebo
Dirindina (soprano) - Sara Bardino
Liscione (tenore) - Cosimo Panozzo
Dirindona - Liliana Stracuzzi
Alice (giovane cantante) - Alice Casella
Principe Azzurro (giovane cantante) - Fabrizio Bergamini

quartetto Giorgio Strehler
direttore musicale - Paolo Villa
consulenza musicale - Renata Mattioli
regia - Roberto Ferrari Melega

La Dirindina ovvero ragionamento sul successo
di Rita Belenghi
( dalla rivista "Gli Amici della Musica" numero di Aprile 2005 )


BUDRIO (Bo) - Venerdì 4 e domenica 6 marzo presso il Teatro Consorziale di Budrio è andata in scena
La Dirindina, farsetta in musica di Domenico Scarlatti. Lo spettacolo, curato dall’Associazione Culturale Scena Musicale di Bologna per la brillante e divertente regia di Roberto Ferrari Melega, e con la consulenza musicale di Renata Mattioli, ha proposto un interessante dialogo tra l’antico ed il moderno, inventando il personaggo di una giovane studentessa di canto di nome Alice, interpretata da Alice Casella, giovanissima ma promettente voce nel panorama musicale moderno, alle prese con la necessità di uno studio metodico, attratta, però, dal sogno di un successo più facile, che prescinda, appunto, dai noiosi esercizi e dai vocalizzi che devono segnare la sua giornata, come le ricorda la voce onnipresente della mamma, da affiancare alla settecentesca cantante Dirindina, interpretata dal mezzosoprano Sara Bardino, dalla vocalità tipicamente barocca, ed attenta più o meno alle prese con gli stessi problemi e le stesse aspirazioni. Dirindina confessa candidamente alla sua omologa del futuro che l’unica dote davvero indispensabile per far carriera è la bellezza e ci si può aiutare magari scegliendosi un amante ricco, in grado di spalancare le porte dei teatri più prestigiosi e Alice conferma alla nuova amica in trine e parrucca che, da un certo punto di vista, non ci sono grandi differenze tra il XVIII ed il XXI secolo.
Sotto gli occhi attenti di Alice si svolge una lezione di canto in una giornata qualunque di Dirindina: lezione di solfeggio con il maestro
Don Carissimo, interpretato da un Guido Trebo con gradi capacità sia interpretative che vocali, che vorrebbe dall’allieva un affetto diverso e più concreto rispetto a quello che la giovane, presa dalle grazie e dal successo del castrato Liscione, interpretato da Cosimo Panozzo, giovane tenore che però deve ancora consolidarsi tecnicamente, è disposta a tributargli. L’azione culmina con il più madornale degli equivoci perchè, giunto nel bel mezzo della prova di una scena dalla Didone Innamorata, Don Carissimo non si rende conto che si tratta, appunto, di una recita e, sospettando un’improbabilissima relazione peccaminosa tra la sua pupilla e Liscione, vorrebbe mettere a posto le cose con un matrimonio tra i due. E Alice? Alice, spettatrice della scena, decide che è molto meglio continuare a studiare, consigliando anche Dirindina in tal senso, per non cadere preda di qualche Liscione disposto a barattare la preparazione solida con doti ben più effimere anche se di immediato impatto sul pubblico. Interessante anche il contenuto didattico dell’allestimento: pensato in particolare per gli studenti, li ha invitati ad un ragionamento sul successo che, troppo spesso, viene proposto ai più giovani come un bene di facile conquista e di semplice mantenimento. Ponendo l’accento sull’importanza imprescindibile dello studio, la farsetta si è rivelata uno strumento assolutamente attuale che, lungi dallo scoraggiare chi voglia percorrere la carriera artistica, sottolinea con grande onestà intellettuale come il successo non sia gratuito e nemmeno garantito, ma sia invece, casomai, qualcosa da conquistare con grande umiltà e sacrificio. Chapeau, quindi, all’Associazione Culturale Scena Musicale per la scelta di correttezza. Il cast comprendeva, oltre agli interpreti sopraccitati, Fabrizio Bergamini nei panni del Principe Azzurro di Alice, bravo e vocalmente ben preparato e Liliana Stracuzzi, madama Dirindona, madre di Dirindina, frizzante e divertente. La farsetta è stata eseguita nell’adattamento e revisione critica di Pier Luigi Piazzi e Paolo Villa che ha diretto, al cembalo, il Quartetto "Giorgio Strehler" di Milano. Suggestive le scenografie preparate da Veronica Boccolari, due grandi cornici che hanno aiutato anche visivamente gli spettatori a calarsi nell’atmosfera di dialogo sostanzialmente ininterrotto tra passato e presente.


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